Racconto
Solito biglietto aereo pagato dai figli (regalo di Natale, naturalmente compagnia low-cost) e soggiorno a mie spese da cercare su internet.
Ricerca effettuata per tempo e prenotazione di un buon “tre stelle” a prezzo accettabile, posizionato a pochi metri della “Gran Via”, il centro di Madrid.
Questa volte siamo in quattro, altre alla mia gentile consorte, si sono aggiunti una coppia di vecchi amici, ai quali sono riuscito a trovare posto sullo stesso volo.
Partenza di lunedì, tarda mattinata, con arrivo nella capitale Spagnola di primo pomeriggio.
Visto il periodo (3-8 marzo) è stato d’obbligo informarsi, sempre su internet, delle previsioni del tempo per la durata del soggiorno.
Il “mago” internet (pare che possa proprio tutto), prevedeva tempo asciutto, soleggiato per tutto il periodo, ma con vento freddo e temperature comprese tra un minimo di 0° ed un massimo di 10°, e di “grande mago” deve trattarsi perché ha azzeccato tutto; tempo soleggiato per tutto il periodo e il vento freddo proveniente dal nord, non ha mai cessato di far sentire il suo pungente effetto.
Lunedì, pomeriggio di “assaggio” della Città, soprattutto per sgranchire le gambe con un giro, naturalmente a piedi, verso Plaza Porta del Sol, lungo una delle stradine che scendono dalla Gran Via verso questa bellissima piazza.
Ero già stato a Madrid alcuni anni fa e ricordo che in una di queste stradine avevo mangiato dell’ottima carne; con l’aiuto di mia moglie (che a volte ricorda meglio di me) ci mettiamo a cercare quel ristorante, anche perché, nel frattempo, si era fatta ora di cena .
Ricordo che servivano carne Argentina arrostita alla brace, e che la strada che partiva da Puerta del Sol era in discesa.
Con la cartina in mano (questa volta il “navigatore” l’ho fatto io), imbocchiamo Calle de Arenal, l’unica strada in discesa che parte da Plaza Puerta del Sol.
Dopo qualche centinaio di metri sbocchiamo di fronte al Teatro Real, in Plaza Isabel; mia moglie, guardandosi intorno, riconosce la stradina che risale verso Gran Via e, all’angolo, l’ingresso del Ristorante che, guarda un pò, si chiama “La vachetta Argentina - Opera”.
Entriamo e mentre il bar è aperto, il ristorante è ancora chiuso e una gentile signora ci invita a tornare “a la tardes”.
Chiediamo maggiori spiegazioni circa l’orario e ci spiega che “a la tardes” vuol dire dopo le otto di sera, ossia bisognava aspettare un’altra oretta, cosa che facciamo impiegando il tempo per gironzolare in zona. Alle 20.30 ritorniamo e ci sediamo a tavola.
Un bel menù ci spiega che ci sono diversi piatti di carne e mentre le nostre signore si buttano sul pollo arrosto, noi maschietti scegliamo un piatto di carne che prevede anche delle salsicce arrosto, almeno per quello che riusciamo a capire, fidandoci delle poche parole di lingua spagnola conosciute.
Sul vino andiamo sul sicuro perché trovo sulla carta una bottiglia di cabernet-sauvignon prodotto nella Mancha, ad un prezzo accettabile.
Il cabernet-sauvignon in qualsiasi parte del mondo viene prodotto, non delude mai il palato.
Nel mentre “tastiamo” il vino, giungono le pietanze ordinate, i pezzi di pollo arrosto per le signore (porzioni enormi) e per noi “caballeros” un piccolo “bracierino” pieno di carbone ardente con sopra un vassoio metallico colmo di pezzi di carne fumante, ancora in cottura; la coreografia promette bene.
Insieme ai tocchi di carne, diverse salsicce, alcune di colore normale (ottimo anche il sapore) altre di colore rosso scuro, praticamente nere.
Prima di assaggiarle chiediamo informazioni e scopriamo che si tratta di una salsiccia particolare, la “morcilla”, fatta con il sanguinaccio, verdure varie e cipolla; tanto basta per lasciarle per ultimo.
La carne è eccezionale, la salsiccia bianca, che si chiama “chorizo”, pure, mentre la salsiccia nera, la “morcilla” per intenderci, viene assaggiata solo dal sottoscritto, per pura curiosità, ma dopo l’assaggio, rimane nel piatto di portata.
Il tutto è talmente buono (compreso i contorni tipo varie verdure, patate fritte e perfino una patata al cartoccio) che decidiamo di ritornarci in una delle seguenti serate.
Lunga passeggiata a piedi per tornare in Albergo, praticamente sulla “Gran Via”, che ci permette di smaltire parzialmente la cena.
Secondo giorno dedicato a itinerari consigliati dalla guida di Madrid in possesso di mia moglie, naturalmente da fare tutto a piedi.
Scegliamo un itinerario che ci porti nella zona di Plaza Mayor e dintorni in mattinata, per poi spostarci, nel pomeriggio, su Calle de Atocha, con l’intento di visitare la vecchia stazione di Atocha.
Plaza Mayor e stradine adiacenti ci fanno conoscere un pò più da vicino la realtà che ci circonda; grandi e piccoli negozi zeppi di articoli di tutti i tipi, per la maggior parte negozi di souvenir a disposizione dei numerosi turisti e ristorantini a iosa che propongono menù tipici per tutti i gusti e tutte le tasche.
Decidiamo di prendere qualche “tapas” al volo per tacitare lo stomaco e ci spostiamo, a piedi, verso la vecchia stazione di Atocha.
Da Plaza Mayor ad a Plaza Emperador Carlos V la strada non è poca ed impieghiamo un bel po di tempo anche perché le nostre signore, ogni tanto, si fermano ad ammirare i negozi lungo Calle de Atocha.
Arriviamo stanchi ed infreddoliti ad “Atocha Renfe” e non ci sembra vero di entrare in un clima praticamente tropicale; la vecchia stazione, quella dei treni a vapore per intenderci, alla cui costruzione collaborò anche Eiffel (quello della famosa torre di Parigi), è stata trasformata in una grande serra con al centro una piccola foresta tropicale, con tutti gli alberi e sottobosco tipico delle foreste pluviali, per conservare l’ambiente costantemente umido, in alcune ore della giornata da ugelli situati in alto, viene polverizzata dell’acqua.
Ai bordi del giardino, un laghetto artificiale a disposizione di centinaia di tartarughe di acqua; insomma uno spettacolo assolutamente da non perdere.
Oltre alla “foresta” l’edificio ospita ristoranti, bar, ufficio informazioni ed altre attrezzature a disposizione dei turisti e viaggiatori.
La stazione ferroviaria vera e propria che si sviluppa su più livelli, serviti da tappeti e scale mobili, è situata in fondo all’edificio.
Si è fatto pomeriggio inoltrato e data la stanchezza per il lungo cammino, decidiamo di tornare in albergo prendendo la metrò; avevamo già provato “la red” all’arrivo per raggiungere l’albergo dall’aeroporto di Barajas, metropolitana comodissima ma un pò cara se si prendono i biglietti singoli, molto più conveniente se si comprano carnet da “10 Viajes” o si effettua un “Abonos Turisticos”.
Un paio d’ore di riposo in albergo e “a la tardes” sulla Gran Via alla ricerca di un ristorante che ci faccia la “paella”, quella vera, fatta al momento, non surgelata.
Non facciamo molta strada ed incontriamo il Ristorante Zahara, ci sembra un bell’ambiente ed entriamo. Ci informano che per avere la “paella Valenciana” cotta al momento bisogna spetta 35-40 minuti; per noi non è assolutamente un problema, l’ambiente è accogliente, i vari schermi TV posti nella sala trasmettono partite di Champions League, l’attesa è gradevole anche per via degli stuzzichini che ci servono per ingannare il tempo.
Dopo una mezz’oretta arrivano le quattro “paella” ordinate, due alle verdure (per le signore) e due al “pescado” per noi maschietti. Quantità enorme e nonostante l’ottima qualità e la fame accumulata durante il giorno, non riusciamo a finire la porzione.
“La cuenta” non ci sembra affatto salato, nonostante la bottiglia di vino bianco, il dolce, il caffè e gli stuzzichini durante l’attesa, poco più di 20 € a testa.
Piccola passeggiata e tutti a nanna; il giorno dopo ci aspetta il Prado.
L'indomani, dopo aver trascorso tutta la giornata in giro per le sale del Prado, ascoltando in cuffia i commenti della guida elettronica presa in affitto, la stanchezza si fa sentire e si decide di tornare in albergo con il metrò.
Durante il tragitto di ritorno, i numerosi tifosi del Real Madrid che si recano allo stadio, ci ricordano che è serata di Coppa e a Madrid gioca la Roma, non siamo molto patiti di calcio, però decidiamo di tornare al ristorante Zahara per la cena, sia perché è vicinissimo al nostro albergo, sia perché il numero infinito di televisori sparsi per il locale ci permetterà la visione della partita durante la cena.
Cena ottima a base di carne, condita …………….con la vittoria della Roma; non siamo tifosi, ma comunque siamo Italiani ed il fatto ci fa un certo piacere.
Il giorno successivo ci aspettano gli altri due musei, il Centro de Arte Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza. Dopo avervi trascorso tutta la giornata facciamo una breve sosta in Albergo e di nuovo diretti, per la cena, presso il Ristorante “La Vachetta Argentina” di fronte al Teatro Real , passeggiata naturalmente a piedi per giungere in tempo per l’apertura.
Ci facciamo portare lo stesso menù della volta scorsa ma, vista l’esperienza già vissuta, rinunciamo espressamente alla “morcilla”, la salsiccia nera, quella di sanguinaccio, naturalmente apprezziamo ancora tutto il resto.
Il vento freddo che ci ha accompagnato in questi giorni, ci costringe a tornare subito in albergo, nonostante la notte sia ancora giovane.
Ultimo giorno a Madrid è dedicato, su espressa richiesta delle signore, allo shopping ed alla visita dei vari centri commerciali. La stanchezza si fa sentire e noi “caballeros”, decidiamo di avviarci in albergo per un breve riposino, mentre le signore decidono di continuare lo shopping da sole.
Appuntamento prima “de la tardes” per recarci a cenare presso un ristorante particolare nei pressi di Plaza Mayor.
Il vento gelido si è calmato e complice della temperatura più mite, lungo le strade del centro si sono riversate di migliaia di persone; Plaza di Porta del Sol e tutte le stradine che partono da questa piazza sono state invase dalla gente, soprattutto giovani, pronti a vivere una notte di “movida”.
Noi scegliamo invece di recarci in Calle de Cuchilleros, dove, abbiamo appreso dalla guida, esiste il ristorante più antico del mondo (?) che nel suo vecchio forno a legna cucina ancora il “cochinillo asado”.
Quello che ci attrae, per la verità, non sono tanto i 300 anni di vita del ristorante, ma soprattutto il fatto che il porcellino da latte, piatto tradizionale spagnolo, viene arrostito nel forno a legna.
Entriamo e scopriamo che sarebbe necessaria la prenotazione, ma un cameriere gentilissimo, dopo averci fatto aspettare qualche minuto, ci porta in una delle salette, facendoci attraversare la cucina, dove troviamo altri commensali ed un tavolo libero.
Ordiniamo naturalmente il “cochinillo asado” mentre le signore si accontentano di “escalope Ternera” e “pollo asado”, contorni di insalata e patate novelle al forno completano l’ordinativo.
Uno sguardo alle pareti e scopriamo che effettivamente deve essere il più antico ristorante del mondo, infatti in un quadretto fa bella mostra di se il certificato ufficiale emesso dalla casa Inglese “Guinnes Book of Record” attestante che CASA BOTIN, questo è il nome del ristorante, ha aperto i suoi battenti nel 1725.
Sarà per i suoi 300 anni di storia, sarà per la cottura a forno a legna, sarà per la bravura dello chef, ma il “cochinillo” è una cosa sublime, peccato averlo scoperto l’ultima sera.
Paghiamo “la cuenta” neanche troppo salata, considerando che abbiamo bevuto vino di livello e preso anche del dolce, (114 € in quattro) e salendo pochi gradini in pietra ci ritroviamo in Plaza Mayor.
La serata è piacevole, senza vento, mentre le signore decidono di passeggiare in giro per i negozi ancora aperti, noi uomini ci fermiamo davanti ad un bar per un brandy tutto spagnolo; nessuno dei due è fumatore, ma dalla tasca di uno fuoriesce come per magia un lungo sigaro cubano di ottima fattura; lo accendiamo mentre sorseggiamo il brandy.
Degno finale di un’ottima serata e di una bella vacanza.
La mattina dopo alzataccia per essere puntuali al check-in presso l’aeroporto.
Ultima considerazione, siamo capitati a Madrid nell’ultima settimana di campagna elettorale tra Zapatero ed il suo antagonista. Non ce ne siamo accorti, nessuna pubblicità invadente per strada, nessun tipo di manifesto, niente litigi tra parti politiche in TV.
Se non era per qualche titolo di giornale la cosa sarebbe passata, ai nostri occhi, completamente inosservata.
Fosse così anche in Italia ……………..