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Avventura in Libia, Itinerario Sabha

Voto: (1 voti)
Itinerario: Avventura in Libia
Viaggiatore: Gruppo di Amici
Occasione: Altra Occasione
Costo del viaggio: da 2000 a 3000 euro
Pubblicato: 09.04.2007
Durata del viaggio: 11 giorni
Data della partenza: 17.03.2007
Data del ritorno: 28.03.2007

Scritto da Digitalvideo
Vive a Roma. Lazio - Italia


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Racconto

15281 Avventura in Libia


Sabato 17
L’aeromobile da Fiumicino è partito in ritardo, quindi a Tripoli abbiamo preso al volo la coincidenza per Sebha (praticamente appena in tempo e grazie alla solerzia dei rappresentanti dell’agenzia di Tripoli).
Data la diversità di fuso orario siamo arrivati alle 19, ora locale, cena ottima nel ristorante migliore del posto.
Il nostro accompagnatore (che potremmo definire più propriamente “membro del gruppo, non pagante”e “agnosta”) ci ha riferito che avremmo dovuto dormire a Sebha e metterci in viaggio il giorno dopo per andare direttamente nell’Acacus, invece di fare subito i 170 km per Germa come da programma.
In questo modo si è perso un giorno di viaggio (ma evitato di viaggiare di notte) in pratica l’ultimo giorno tutto a Tripoli, ma per fortuna la cosa non è stata grave in quanto, giocando sui tempi si è recuperata la famosa visita al suk.
A Sebha alcuni del gruppo girano per le vie della “città” e con sorpresa in un negozio d’articoli sportivi campeggia un poster di Totti con la maglia azzurra (potenza della….parabola)

Domenica 18
Partenza da Sebha per l’Acacus (percorso normale più i 170 km che avremmo dovuto fare ieri).
Nel tragitto sosta a Germa per visitare il museo che sarebbe stato interessantissimo se qualcuno ci avesse spiegato qualcosa (!!!). In serata arrivo al campo tendato e sistemazione.
Le tende non sono male, il bagno è virtuale, ma per pochi giorni una sistemazione spartana non disturba troppo, ma le bellezze del deserto compensano qualsiasi disagio. La cosa più fastidiosa è il letto: materasso comodo ma piumone NON sfilabile (chi sa se viene cambiato per nuovi arrivi?) Per fortuna avevamo le tute. Cibo e accoglienza molto buona.

Lunedì 19 e Martedì 20
A zonzo per le sabbie e i monoliti sempre diversi dell’Acacus, uno spettacolo strabiliante, monotono come componenti ma sempre nuovo nelle forme (un Sahara particolare).
Disegni rupestri a gogo, incontri sporadici con dromedari e motociclisti tedeschi venuti a fare acrobazie sulle dune. Visita d’obbligo ad un vecchio beduino che vive con la sua famiglia volutamente isolato dal mondo (però fa parte del giro e si fa pagare per le foto….).
I tre piloti delle “Toyota” sono molto bravi, specialmente il capo fila Omran che è un Tuaregh e conosce l’Acacus a menadito; meno male perché il nostro accompagnatore (da ora il “Nostro”) continuava a fare fotografie come un turista giapponese e non sapeva niente; sicuramente non era mai stato da quelle parti (assomiglia a un faraone nubiano ma veste Armani e vive…in Svezia). Ultima chicca il “Toyota mensa”, un pick up con un pilota e due baldi ragazzi che, all’ora del pasto, tiravano giù un tavolo con le panche, tipo birreria, e ci ammannivano il pranzo all’ombra di qualche roccia. Pomodori e cetrioli tagliati fini, fagioli lessati, sottaceti vari, tonno locale (mica quello che si taglia col grissino !), salsine varie fra cui, onnipresente, quella di ceci. Al termine, per digerire the verde e Nescafè, tutto self service.
La sera, al campo, dopo la cena riuniti intorno al fuoco (i 30° del giorno non c’erano più) un ragazzo Tuaregh preparava il the verde per tutti con una teiera di rame oppure il pane sotto la cenere. Poi tutti a nanna anche perché alle 11,15 si spegne il gruppo elettrogeno che si riaccende alle 6 del mattino (è un diesel grosso e…rumoroso).
L’ultima notte il Ghibli si è fatto vivo. E’ una esperienza interessante pure quella ma si dorme poco.
Poveracci quelli che venivano dopo di noi. Il deserto non sarebbe stato così affascinante.



Mercoledì 21
Si torna indietro verso Germa, la nostra primitiva tappa. Durante il viaggio salta il pranzo “alla panca” perché il Ghibli ha cominciato a soffiare e non si poteva neanche stare in piedi.
Si ripiega per una bettola turca a Germa. Pollo allo spiedo ottimo e, alla fine un espresso niente male. Da notare che fra tutti i paesi che abbiamo visitato, europei e non, la Libia è l’unico in cui, in ogni buco sperduto dove si può mangiare c’e una macchina per il caffè espresso. Ovviamente non viene bene come a Napoli, però….l’idea c’è.
Il pomeriggio abbiamo visitato le rovine dell’antica Germa, un dedalo di stradine con muri di fango e sassi che, con lo sfondo del cielo “color Ghibli”, assumevano un fascino particolare, purtroppo anche qui senza spiegazioni. Fine del pomeriggio in albergo. Dopo una lunga giornata di viaggio un “welcome drink” fresco sarebbe molto gradito.
L’albergo è gestito da una signora milanese e a cena ci tocca un minestrone insipido e una improbabile cotoletta (omaggio o presa in giro? Comunque, in questo caso, viva il cus-cus) E’ l’unico albergo dove l’acqua che si consuma a tavola è a pagamento!

Giovedì 22
Scampagnata (forse meglio sdesertata?) sulle dune della valle dell’Ajal a nord di Germa, il mare di sabbia. Le montagne russe sulle dune è sicuramente una cosa da provare. Le tre Toyota si rincorrono in ordine sparso tuffandosi da una cresta e riemergendo sulla successiva; ci si vede i ci si perde di vista in continuazione (sempre con un occhio al fedele pick-up della mensa).
Durante il tragitto si incontra un villaggio abbandonato e due laghetti circondati da vegetazione e palmeti. Ci fermiamo sulle rive del secondo che è il più grande. Peccato che le acque siano leggermente increspate e il cielo, sempre color Ghibli, non ci si rifletta (in albergo c’è una foto dello stesso lago col sole e le acque calme…….peccato).
L’acqua deve essere molto salata, tipo Mar Morto. Tutti ci eravamo portati il costume ma non era proprio cosa. L’accompagnatore (vero turista) ha fatto il bagno.
Dopo il solito pic-nic stravaccata pomeridiana sulla sabbia soffice color biscotto e, poi, ritorno.
Il Ghibli si alza e dalle ruote delle Toyota in corsa partono nuvole leggere di sabbia.
Sosta in un camping ai bordi del deserto per una bevuta (the alla menta o cola araba). Mentre stiamo seduti il gestore mette un po’ di musica: l’”italiano vero” di Toto Cutugno. Rientro in albergo, domani ci attende una giornata piatta e faticosa. Salutiamo calorosamente il team delle Toyota.

Venerdì 23
Passiamo su un pulmino da 14 posti (evviva, noi siamo solo 9) e ci stravacchiamo per affrontare gli 800 km che ci separano da Gadames, la nostra prossima tappa. 800 chilometri di “nulla”; ogni tanto si vede qualche dromedario. Ci fermiamo a pranzo nell’unico centro abitato del tragitto. Come sempre si mangia bene. Il bagno è comune per i due sessi ma bisogna prima farsi dare la chiave per entrare, peccato che una volta dentro non si possa chiudere (turni di guardia).
Proseguiamo. Uscendo dal paese, per una decina di chilometri nel deserto notiamo una normale illuminazione stradale (futura espansione urbanistica?). E’ inutile chiedere al “Nostro”!
Per fortuna facciamo un incontro: una nutrita mandria di dromedari sorvegliati da due locali in un pick-up. Ci fermiamo a un loro cenno, uno dei due ha mal di denti e ci fanno capire che gradirebbero un paio di aspirine. Per fortuna una di noi ha un medicinale simile.
Il sole tramonta nel nulla e rimaniamo nel buio più fitto fino a che non troviamo un’altra fila di pali della luce, poi ancora nulla.
Ad un certo punto si vedono delle luci lontane lontane (tipo favola), l’accompagnatore dice che è la nostra meta. Prima di arrivare vediamo altre luci sulla nostra sinistra. Azzardo una battuta “scommetto che è l’aeroporto” (ovviamente se ci fosse stato avremmo fatto la tratta aerea da Sebha, anche perché il pulmino era quello che a Tripoli ci aveva portati dai voli internazionali ai nazionali ed è venuto a prenderci a Germa per poi tornare indietro poveraccio –l’autista-). Invece era proprio l’aeroporto di Gadames!!!!!!! (ma è un aeroporto privato, porc …)
Dopo che le luci di Gadames sono sparite dietro una duna (miraggio?) riappaiono più vicine e sbarchiamo, stanchi e distrutti, in un albergo bellissimo, l’Hotel Gadames. C’è tutto, dal phon in camera all’internet cafè (si verifica subito i risultati delle partite e se abbiamo ricevuto posta).Cena a buffet, ottima.
Gli ambienti sono ampi e puliti, forse carenti di arredi alle pareti, ma ci hanno spiegato che ha solo un anno di vita ed è stato progettato in analogia alle costruzioni della vecchia città di Gadames.
Il giorno dopo abbiamo capito tutto e devo dire che hanno fatto un bel lavoro. Poi abbiamo saputo che questo albergo è di una società privata (ne riparliamo a Tripoli !)

Sabato 24
Incontro con la guida locale (evviva, una guida!). E’ un simpatico vecchietto di 77 anniche parla molto bene l’italiano e si chiama Abdul (nome poco usato da quelle parti, sarebbe come Mario da noi). Ha 77 anni, sposato con una sola donna dalla quale ha avuto...solo 17 figli. Poveraccia (lei) perché per il resto ci pensa lo Stato.
Si instaura subito in una atmosfera molto cordiale, diversa da quella che noto sbirciando gli altri gruppi. Abdul è una persona che sa il fatto suo, ha una buona cultura indipendentemente da quello che ci deve dire d’ufficio e una buona dose di comunicativa. Insomma è una vecchia simpatica volpe.
Per prima cosa visitiamo il museo locale che, visto così non sarebbe niente di che, ma spiegato da lui diventa una cosa affascinante. Tante semplici cose, molte delle quali si possono vedere in uno dei tanti (ahimè) inflazionatissimi musei della civiltà contadina, acquistano una luce più vivida dopo la sua sempre appagante spiegazione. Qualcuno di noi fa domande e lui risponde sempre pronto e sicuro.
Dopo la sosta d’obbligo al mercatino della città dove vengono esposti, oltre a oggetti d’oro, anche i prodotti tipici locali (veramente esclusivi del posto) che consistono in babbucce di pelle variamente colorate e coprivivande di palma intrecciata anch’essi coloratissimi. Le scarpe sono inavvicinabili, si arriva anche a quaranta o cinquanta euro a coppia, mentre i vivacissimi coprivivande a 10 dinari l’uno (circa sette euro, attirano un po’ tutti). Notare che, a differenza di altri paesi arabi e della Cina dove la trattativa è tassativamente obbligatoria altrimenti lo stesso venditore si offende, in Libia, salvo rare eccezioni, i prezzi sono fissi : o quello o niente (se lo possono permettere).
Il nostro accompagnatore-turista ci dice che a Tripoli i prezzi di quei coprivivande sono inferiori, quindi inutile comprarli lì (ne riparliamo a Tripoli).
Poi viene il pezzo forte: la città vecchia. Questa è una “medina” cioè una cittadella chiusa dove viveva la gente molti anni fa. E’ fatta di pietre e fango, come la vecchia Germa, solo che questa è intatta in quanto è stata abitata fino a non molto tempo fa. Ora è stata abbandonata per dare alla gente una sistemazione migliore ma è stata restaurata in modo tale da far restare intatto il suo fascino. Ci sono due tre porte di ingresso e poi una serie infinita di viuzze larghe poco più di due metri sulle quali si affacciano le porte delle case o alcune viuzze ancora più strette e senza uscita che portano ad altre case, ma sarebbe meglio parlare di appartamenti. Il tutto è coperto, ossia le stradine corrono quasi tutte sotto il secondo piano delle case stesse: in pratica non sono vere e proprie strade ma corridoi non più alti di una porta di un nostro appartamento e larghi il doppio. Il tutto pitturato di bianco in modo da renderlo meno cupo possibile. Ogni tanto la separazione tra un appartamento e l’altro crea un provvidenziale pozzo luce. Si incontra anche qualche spiazzo, qualcuno ha anche un portico, e poi ci si rituffa nella città. Sembra di correre in metropolitana. Ai lati della stradina ci sono quasi sempre dei sedili incorporati nei muri che permettevano agli abitanti di sedere un po’…fuori di casa. Gli anziani chiacchieravano e i bambini giocavano. Abdul, nel rapido incedere ci indica luoghi particolari come qualche moschea o qualche scuola coranica In realtà sono solo delle stanze al massimo quattro per quattro. Ci ha fatto vedere anche la casa dove è nato e quella dove è andato a vivere da sposato. Comunque gli appartamenti sono bui, angusti e claustrofobici, certo un bel vivere. Oggi abitano in casette di due piani ben distanziate fra loro.
Una delle case della città vecchia è stata riarredata con ornamenti e suppellettili, quasi tutti originali, e in questa casa ci è stato offerto il pranzo, seduti su tappeti come di rito. Dopo il solito the alla menta digestivo ci siamo fatti una foto nella stanza “della prima notte” in pratica un’alcova in cui si entra carponi, senza materasso ma col solo tappeto in terra (la permanenza dopo il matrimonio era di un mese (!!!!) Poi la stanza veniva riusata solo dalla vedova dopo la morte del marito.
Abbiamo lasciato Abdul a malincuore e siamo tornati in albergo per un riposino.
Nel programma era previsto un’altra visita ad un altro lago con palmeti e possibilità di bagno, ma il “Nostro” ci fa capire che non è un gran che e ci propone un’altra corsa in jeep per andare ad ammirare il tramonto sulle dune. Accettiamo, ma era meglio che rimanevamo in albergo o a spasso per Gadames. Infatti siamo arrivati più di un’ora prima del tramonto e sulle dune tirava un venticello abbastanza gelido. In più poco prima del tramonto sono cominciate a montare le nuvole…..

Domenica 25
Si parte per Tripoli con l’eroico pulmino e, durante il tragitto facciamo sosta a Nalut e Kabaw, due siti molto interessanti per la presenza di particolari granai, sempre di pietra e fango, di poco successivi all’età preistorica, e il “Nostro” come da abitudine, si occupa di fare foto, e ci dice di leggere le spiegazioni da un cartello scritto in un improbabile inglese (!!!).
Arrivo a Tripoli nel tardo pomeriggio, abbozzo di giro (anzi girino) della città (sempre insieme al silenzioso “Agnosia”) sistemazione al Grand Hotel cinque stelle. Bum! Hanno anche il metal detector per oggetti e per le persone come quello degli aeroporti, però non ci fanno molto caso: la gente passa in continuazione e lui “pigola” senza che l’addetto stravaccato se ne curi (beato lui che non impazzisce).
All’assegnazione delle stanze, fatta dal “Nostro Solerte” ci viene consegnata una stanza che, scopriamo per caso il giorno dopo, era di un’altra coppia del nostro gruppo. L’atmosfera è quella di un albergo che “era” di lusso ma che non viene affatto curato. La lei dell’altra coppia scende alla reception infuriata e con i capelli bagnati: la vasca non scarica e manca il phon. Avete presente i “muri” col sorriso di sufficienza? Ma anche noi non stiamo meglio. Mentre la tazza e il bidet sono nuovi di zecca (che si siano sbagliati!), la vasca è arrugginita e il lavabo presenta sgorature indelebili. La climatizzazione è inesistente. Ci facciamo la doccia con le ciabatte.
Questo cinque stelle non ha niente a che vedere con il quattro stelle (reali) di Gadames, paesino sperduto al confine con l’Algeria.
Dopo esserci rinfrescati e …adattati il “Nostro” ci porta a passeggiare al suk ma a quell’ora quasi tutti i negozi sono chiusi ma qualche soldo si spende lo stesso! Le vie dell’oro sono tutte aperte, con i negozi senza alcun’allarme. I coprivivande di Gadames…costano il doppio (!!!). Torniamo in albergo dove troviamo un pranzo europeo selfservice.

Lunedì 26
Oggi toccherebbe la visita a Sabrata ma sembra che la nostra guida locale abbia da fare e quindi ci dirigiamo verso Leptis Magna (ovviamente no problem).
Anche qui la nostra guida è veramente in gamba, giovane ma preparato e, anche lui, parla bene l’italiano. (il “Nostro” invece è stato troppo poco tempo in Italia e con lui il dialogo è sempre stato difficoltoso).
Inutile soffermarsi sul sito di Leptis Magna: bisogna vederlo. Per chi ha girato si può dire che, per vari versi, richiama Palmira in Siria e Jerash in Giordania ma senza la prorompente imponenza di Baalbek in Libano). Una cosa comune a tutti i siti di epoca romana sparsi nel mondo è che sono tenuti molto bene o, per lo meno, il meglio possibile: le colonne ove possibile sono state tutte ritirate su (la via colonnata di Palmira non ha uguali). Il nostro Foro Romano sarà pure “denso” di storia ma come reperti…..) Vabbè che là paga tutto l’Unesco, però è veramente un bel vedere grazie anche agli archeologi italiani in collaborazione con le università italiane.
Pranzo buono in un albergo e poi via al teatro romano che si trova un po’ defilato rispetto alla città. Quando era in uso gli spettatori sedevano sui gradini e, dietro le colonne del palcoscenico intravedevano il mare! Uno spettacolo nello spettacolo(ricordate Taormina?).
Si torna e andiamo a cena in un ristorante di pesce (evviva, il “Nostro” ha avuto una bella pensata).
Dopo cena, nonostante la stanchezza qualcuno di noi è tentato dalla movida tripolina e prova a fare un giro per quella che il “Nostro” ha definito una strada elegante (praticamente la via Veneto di Tripoli). I negozi sono quasi tutti di abbigliamento, molto costosi e con capi all’opposto della morale islamica. Dentro, qualche gruppetto di donne velate che osserva, tocca, valuta. Una domanda sorge spontanea: ma quando li mettono? Risposte: alle feste di sole donne in cui le madri scelgono la moglie per il figlio (! !).
Noi abbiamo i nipoti che collezionano sciarpe di squadre di calcio e anche qui proviamo a cercarla.
Ad un certo punto, tra i negozi di moda femminili sbuca un negozio di articoli sportivi (felpe scarpe e oggetti). Trascino dentro un amico multilingue che da tre anni studia anche l’arabo (il non plus ultra) Due ragazzetti chiacchierano tra loro e lì abbiamo sperimentato la “perfetta trasparenza”. Non ci hanno vistiiiii !. Dopo un minuto il mio amico, stanco di fare il baccalà esce e io, ovviamente, dietro.
In albergo mia moglie ha necessità di telefonare alla famiglia, quindi in compagnia di amica di madre lingua inglese scendiamo alla reception e chiediamo all’addetto (in quel momento, tra l’altro scopro che il numero della nostra camera era assegnato ad altri). Questi o non capisce o fa finta: prima ci mostra il conto (avevamo tutto incluso), poi ci chiede cinquanta dinari (circa trenta euro) anticipati, nonostante l’amica gli avesse detto che la telefonata l’avremmo saldata subito e dopo aver accertato il consumo: Bene, mica abbiamo telefonato!
Da notare che dall’hotel di Germa, quindi in mezzo al deserto, abbiamo telefonato con una spesa irrisoria.

Martedì 27
La giornata è il trionfo del “Nostro”. Con abilità riesce a recuperare sui tempi (un colpo di reni finale ci voleva!).
Senza farci alzare neanche troppo presto ci porta prima al museo della città. Lì troviamo la nostra guida:una ragazza molto bella, col velo, entusiasta al massimo del suo lavoro e dichiaratamente femminista (pare che in Libia se lo possano permettere. Meglio così). Ha una preparazione un po’ enciclopedica (non ha l’età e l’esperienza di Abdul), ma ha una motivazione, un entusiasmo e una umanità che trascinano tanto da farci rimanere a bocca aperta (sapete quando ci si guarda con gli occhi spalancati dicendo:peròòò !!)
Ci accomiatiamo anche da lei con molti complimenti e un po’ di rammarico (i maschietti per la bellezza e le femminucce per lo slancio di sano femminismo che emana).
Pulmino e via a Sabrata. Ci fermiamo per il pranzo presso la solita fila di negozi che ci sono sulle vie dei paesi arabi. Mi trovo davanti ad un negozio di articoli sportivi (la sciarpa del Tripoli, o come si chiami). Sono solo e l’unica persona a portata di mano è Abdul, il fantasma del gruppo. Eh sì, perché in realtà non eravamo dieci (nove noi più il “Nostro”) ma undici. Tale personaggio, gioviale, fracassone, invadente e altisonante quanto il nostro era taciturno e riservato (però lui vestiva Armani- a suo dire imitazione- mentre Abdul il caftano. Chi era Abdul non ci è stato mai spiegato ma si è subito pensato ad un agente della sicurezza che doveva proteggerci (da chi? In Libia non si sgarra)o, meglio, tenerci d’occhio. Qualche volta che giravamo da soli riuscivamo a seminarlo ma, in realtà era lui che “ci perdeva”. Abdul parlava bene, anzi urlava, sia l’arabo che il francese, quindi io a gesti indicando il negozio davanti mimo il calcio e la sciarpa un paio di volte. Il gorilla ci pensa su e parte in quarta con molto impegno portandomi ad un supermercatino venti metri più in là, sale al reparto abbigliamento, si guarda in giro e poi mi lascia lì come per dire: non ne vedo. Ci rinuncio e compro un vestito tipico lungo di cotone per mia moglie, nero con dei bellissimi ricami, il tutto per meno di 10 euro.
Dopo il pranzo visita a Sabrata. Anche questa guida è solerte e preparata (è stata molto in Italia) però un pò brusca all’inizio. Come il Grande Capo ci accusa di aver provocato nel passato gravi danni al paese poi, viste le nostre facce tra lo scocciato e l’indifferente, dice che scherzava e da quel momento diventa il più simpatico degli amiconi .
Torniamo a Tripoli con largo margine e possiamo così fare un bel giro nel suk con tutti i negozi aperti. Come in tutti i suk confusione, varia umanità e colore. Prima di andare via mi assicuro un completo caftano in tre pezzi (pantalone, camicia e camicione) simile a quello di Abdul, quindi non per turisti, a soli cinque euro quando il prezzo finale tirato al massimo era otto) La controparte nigeriana parlava abbastanza l’italiano e io gli faccio capire che erano gli ultimi. Consulto con incrocio di occhi con i due colleghi tripolini e vai per cinque euro.
A proposito, sono affamati di euro in tagli grandi: dovunque trovi gente che vuole cambiare pezzi da cinque, da dieci e da venti in uno da cinquanta. Si vede che in banca gli prendono solo quelli.
La prima volta una proposta del genere me la fece un Tuaregh che, in riva al lago di Germa, vendeva oggettini ricordo. Lì per lì, pensando a un traffico di soldi falsi mi sono rifiutato, ma poco dopo mi sono pentito e alle successive richieste ho sempre risposto affermativamente. Fra parentesi, una nostra compagna si è fatta una foto con uno di questi ambulanti e poi gli ha chiesto l’indirizzo per spedirgliela, ebbene il Tuaregh gli ha dato un regolare indirizzo e-mail (però, contraddizioni africane!).
Alla sera il “Nostro” ha voluto strafare e ha ripetuto l’uscita di pesce (boato).
Il mercato del pesce di Tripoli è un posto caratteristico: tutti i banchi hanno delle griglie dove cuociono il pesce che gli avventori scelgono e mangiano sul retro. Purtroppo la nostra agenzia passava solo pesce spada, qualcuno ha protestato e allora si è parlato di spigole (già meglio), però il “Nostro”, dopo consultazione telefonica; ha detto che ci passavano solo quattro spigole. I più ……“veloci”hanno avuto le spigole. Qualcuno ha chiesto se, pagando qualche cosa in più si poteva scegliere un altro pesce (fuori sui banconi c’era di tutto), ma il “Nostro” fa cadere l’argomento salvo, a fine cena dire che pagando solo tre euro avremmo potuto avere qualsiasi pesce avessimo chiesto. (era tornato il solito: introverso e stitico nelle informazioni). Il guaio è che non era stagione per il pesce spada !!!!.
Nonostante tutto, in uno slancio di bontà decidiamo di raddoppiare la mancia che avevamo preventivato, in fondo si era sempre mostrato disponibile pur nei suoi limiti. Per esempio non ci ha mai fatto mancare l’acqua da bere sui veicoli.
Per ultimo ci comunica la buona notizia che il volo è stato spostato dalle nove alle tredici (evviva, niente alzataccia).

Mercoledì 28
Sul pulmino, verso l’aeroporto decidiamo di dare le buste all’autista e al “turista non per caso” e il nostro capogruppo le consegna pieno di soddisfazione aspettando i ringraziamenti di rito come ci sono sempre stati.
L’autista, impegnato nella guida ringrazia con un leggero cenno della mano (parla solo arabo), mentre il “Nostro” assume una espressione di netto fastidio e intasca la busta senza proferire parola.
Forse era dotato di raggi X e aveva visto i 95 euro che, ovviamente, non sono sufficienti per un paio di jeans firmati. Devo dire che ci siamo rimasti male: l’unico neo del viaggio non si è smentito neanche alla fine.
All’aeroporto ci aspettava il direttore dell’agenzia locale al quale abbiamo fatto i nostri complimenti per l’organizzazione. Si è scusato per l’albergo di Tripoli che, essendo statale non era molto curato (tutto il mondo è paese, la libera iniziativa paga sempre).

Il volo di ritorno è stato molto piacevole e contortovelo e il personale di bordo molto accogliente.


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