Warning: Smarty error: unable to read resource: "" in /oldfs/2650a/vgnfs/vg/trunk/backend/smarty/libs/Smarty.class.php on line 1095


Home > Guida Viaggi > Europa > Italia > Toscana > Monte Amiata > Un monte che sembra un'isola

Un Monte Che Sembra Un'isola, Itinerario Monte Amiata

Voto: (0 voti)
Itinerario: Un Monte Che Sembra Un'isola
Viaggiatore: Gruppo di Amici
Occasione: Altra Occasione
Costo del viaggio: meno di 500 euro
Pubblicato: 11.02.2008
Durata del viaggio: 5 giorni
Data della partenza: 30.03.2007
Data del ritorno: 04.04.2007

Scritto da Darioes
Vive a Roma. Lazio - Italia


Foto: 6

Cosa ne pensi di questo itinerario?

Vota:
1
2
3
4
5
  

Racconto

88556 Il Monte Amiata è compreso nel territorio delle province di Grosseto e Siena (da ambedue le città dista circa 60 Km). Con un altitudine massima di 1738 metri, domina le vallate dei fiumi Orcia e Paglia, la Maremma e le colline senesi; è un angolo di Toscana non troppo frequentato anche quando le vicine mete turistiche internazionali (Montalcino, Pienza, Montepulciano, Chianciano, Pitigliano, Sovana) sono assediate da visitatori.
Durante l’inverno è possibile praticare sport invernali (alcune zone sono predisposte per l’innevamento artificiale), durante l’estate è un posto dove trovare fresco ristoro con passeggiate tra boschi e fonti, nelle stagioni intermedie oltre alle visite ai borghi medievali la zona si è strutturata per offrire opportunità culturali (e anche religiose), sportive (con numerosi tornei e trofei) e culinarie (dai corsi di cucina ed enologia alla semplice frequentazione dei numerosi ristoranti). Tutto ciò contribuisce allo sviluppo di una delle zone storicamente più “dimenticate” dall’uomo fino ad un paio di secoli fa.

Il massiccio del Monte Amiata, di evidente origine vulcanica, è visibile da grande distanza elevandosi sul panorama delle colline toscane; pur così “presente” l'Amiata è rimasto per millenni un territorio isolato, diverso dal resto della Toscana non solo per le peculiarità geologiche, ma perché la storia lo ha sempre lasciato ai margini di uno sviluppo reso difficile dalle scarse risorse della montagna. Lo stanziamento di popolazioni stabili è relativamente recente: in epoca storica etruschi, romani, longobardi, Siena, Firenze, Papi … hanno appena lambito questo massiccio montano, che fino allo sfruttamento industriale delle risorse minerarie, consentiva appena un’agricoltura di sussistenza, il taglio del legname, la caccia di piccole prede, l’unica vera risorsa inesauribile era infatti la castagna.

In realtà le bellezze paesaggistiche, dalle rigogliose faggete al complesso mondo minerale, dalle fresche sorgenti alle miniere (ormai attrazione da museo), permettono visite di grande interesse arricchite dal fascino dei borghi che circondano le pendici e dalla possibilità di praticare sport invernali (anche se ultimamente non sta nevicando un granchè) grazie ad impianti sufficienti (che permettono di raggiungere da vari punti la vetta con due seggiovie e varie sciovie dalle zone di Prato delle Macinaie e della Contessa, Cantore, Marsiliana tutte zone intorno ai 1.400 metri di altitudine).

Sulla vetta del Monte Amiata (altitudine m. 1.738.) si staglia, ben visibile anche dai paesi che circondano il monte a mezza costa (tra i 500 e gli 800 m), una monumentale croce in ferro alta 22 metri (dovuta all'artigiano senese Zalaffi), che somiglia ad una piccola Tour Eiffel. Nelle vicinanze la statua della “Madonna degli scout” ed alcuni punti (non moltissimi in verità) dove ci si può soffermare ad ammirare il panorama (evitando di notare lo scempio dell’installazione di numerose antenne) che in giorni limpidi va dai laghi di Bolsena e Trasimeno, alcune isole dell'arcipelago Toscano, la Maremma, le colline Metallifere e del Chianti, fino alle alture dell'Umbria e della Sabina (nelle giornate di tramontana sembra che si possa vedere anche Roma).

Sentieri ben segnalati e distanze mai troppo esagerate tra i vari punti di interesse, permettono passeggiate o vere e proprie escursioni; ma a me soprattutto hanno affascinato i paesi che da alcuni anni stanno scoprendo e valorizzando la loro ricchezza architettonica e culturale e che sorgono, come le perle di una collana, intorno alla montagna.

Provenendo dalla via Cassia e passando per BAGNI SAN FILIPPO (altitudine mt. 524, nota e storica stazione termale) si può percorrere una strada abbastanza agevole (quasi una circonvallazione) che in senso orario permette di raggiungere: Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Saragiolo, Santa Fiora, Arcidosso, Castel del Piano, Vivo d’Orcia e Campiglia d’Orcia.

ABBADIA SAN SALVATORE (provincia di Siena. Altitudine mt. 829. Abitanti 6832) è il centro di soggiorno estivo e invernale più importante e meglio attrezzato del territorio del monte Amiata, è anche il più antico insediamento sorto in epoca medioevale.
Il bellissimo borgo, che si conserva quasi intatto con strette e pittoresche stradine, era nato per affiancare i monaci benedettini dell’Abbazia di San Salvatore nella loro dura vita di preghiera e lavoro.
Il monastero, prima benedettino poi cistercense, nacque intorno al 750 per volere del re longobardo Rachis, che lo destinò inizialmente al controllo della via Francigena nella vallata sottostante. Dell'Abbazia, che per un millennio irradiò il suo potere (non solo religioso) in tutta la zona orientale dell’Amiata, restano la chiesa, tratti di mura e la magnifica cripta. Il potere di questa solitaria abbazia si scontrò poi con gli Aldobrandeschi che si installarono sul versante occidentale dell'Amiata, la comunità di monaci ebbe grande importanza nella storia dei rapporti fra Papato ed Impero.
Abbadia S. Salvatore negli ultimi due secoli si è sviluppata grazie alle miniere di mercurio e cinabro, che nonostante le durissime condizioni di vita, i minatori hanno continuato a sfruttare fino agli anni ’80. Ora, non lontana dall'abitato, la vecchia area della miniera è stata riqualificata come Museo minerario (dal 2001).
Cittadina con vocazione sportiva ha un grande, anche se non curatissimo, impianto sportivo (con campo di calcio in erba naturale, pista d’atletica e da fondo, grandi spazi per gli spettatori).

PIANCASTAGNAIO , cittadina cintata da mura ha un bel Castello Aldobrandesco (poi Orsini) del tardo medioevo. Nella zona più moderna sono venuti a trovarsi due santuari un tempo isolati, la Madonna di S.Pietro e quella di San Bartolomeo e vicino all’abitato c’è una centrale elettrica alimentata da soffioni di vapore.

SANTA FIORA (provincia di Grosseto) è un bel paesino (meno di 3.000 abitanti) mille metri sotto la vetta del Monte Amiata (687 m. di altitudine) sul versante occidentale dell'antico vulcano amiatino, il cui circondario mostra interessanti e sfruttati fenomeni geotermici (dalle terme, agli impianti di produzione di energia elettrica di Bagnore).
Sorta nel 900 D.C. come Sede della Contea degli Aldobrandeschi, fu il secondo paese costruito sull’Amiata (il primo era Abbadia San Salvatore, nato quasi 200 anni prima intorno alla bellissima abbazia benedettino-cistercense).
Il paese prende il nome dal fiume Fiora, le cui acque sorgive alimentano la peschiera, una grande riserva d'acqua nella parte bassa del paese inserita in un bel parco alberato in mezzo ad antiche costruzioni, ma originariamente costruita (metà del 1700) come lago del giardino Sforza-Cesarini (signori di Santa Fiora dopo la caduta degli Aldobrandeschi).
Abbiamo raggiunto il paese, percorrendo belle e verdeggianti strade di montagna, dalla Vetta dell'Amiata (dove la squadra di calcio di uno dei miei figli era ospitata per un torneo di calcio) ed abbiamo parcheggiato al campo sportivo (in erba naturale con discreta disponibilità di posti scoperti e coperti);
da lì a piedi abbiamo traversato il ponte di Via Roma e raggiunto il borgo storico a piazza Garibaldi dove si trova il palazzo Municipale (già Palazzo Cesarini Sforza) con la bella Torre dell'Orologio del 1600 addossata a quanto resta delle fortificazioni medioevali; più prosaicamente si trovano anche i negozi di prodotti locali (pane, vino, olio, dolci). Alle spalle del palazzo l'originaria e massiccia rocca aldobrandesca ed il vicino Museo delle miniere che ricorda il periodo del XIX sec. in cui il mercurio fu il motore dell'economia locale (non è però interessante come quello di Abbadia San Salvatore).
Dalla piazza si dipartono vicoli e viuzze in ripida discesa dove prospettano palazzotti medievali di pietra con caratteristici architravi e portoni di legno; percorrendo la via Carolina si giunge alla CHIESA DELLA PIEVE (1300) dedicata alle patrone del paese, le Sante Flora e Lucilla, qui le ceramiche di Andrea della Robbia (1435-1525), rappresentano un vero passaggio obbligato anche per i non appassionati d'arte (Madonna della Cintola, il Battesimo e l'Ultima Cena, il trittico con l'Incoronazione, il bellissimo pulpito).
Scendendo ancora per ripidi vicoli si raggiunge la chiesa di S.Agostino (la più antica, anche se restaurata in forme più moderne nel 1600) ed infine la peschiera, dove la piccola chiesa della Madonna delle Nevi (o della Puscina) ha parte del pavimento trasparente per consentire la vista delle gorgoglianti acque della sorgente del Fiora che scorrendo tra i massi alimentano la peschiera.

ARCIDOSSO (provincia di Grosseto) è uno dei centri abitati sul versante ovest del Monte Amiata (679 metri sul livello del mare) al margine di fitte foreste di castagni e faggi. La suggestiva parte antica si trova in alto intorno al castello Aldobrandesco, mentre la curata parte moderna è adagiata nella valle tra l'Amiata ed il Monte Labbro (vi si trova anche il campo sportivo in erba naturale, con pista di atletica e buona disponibilità di posti); Arcidosso conta poco meno di 4500 abitanti.
La porta principale d'accesso al borgo (Porta dell'orologio) si apre tra i resti delle fortificazioni proprio sotto al Castello, costruito prima dell'anno 1000, passato ai senesi nel 1300 per poi finire in mano ai Medici nel 1559.
Attualmente il castello, ben restaurato ed accessibile al costo di 1,00 Euro (Maggio 2007), ospita congressi ed una mostra (quasi) permanente della singolare esperienza religiosa di Davide Lazzaretti (il profeta dell'Amiata, ucciso durante una processione dalle forze dell'ordine), che nel tardo ottocento dette origine ad una comunità rurale con obiettivi egualitari, ancor oggi motivo di attento interesse di studiosi e cultori (i resti delle costruzioni dei "davidiani" o “giurisdavidici” sono ancora ben visibili nella frazione Zancona-Macchie e in prossimità della vetta del Monte Labro, nelle vicinanze la comunità buddista di Merigar con un coloratissimo tempio inaugurato nel 1990 dal Dalai Lama).
Gli interni del castello Aldobrandesco conservano pochi oggetti storici, ma la vista dall'alto della torre (raggiungibile con varie rampe di scale in mattoni, legno e ferro) è impareggiabile.
Le chiese del paese (la più antica S.Niccolò, patrono di Arcidosso, e San Leonardo) meritano una sbirciata, mentre è da visitare il santuario della Madonna Incoronata, uno dei templi più venerati della montagna amiatina appena fuori dalla zona nuova. Il santuario, rimaneggiato più volte, ora presenta una facciata non esaltante ma affiancata da una bella fontana in trachite dell'epoca medicea; all'interno parecchi dipinti del quattrocento senese.
Proseguendo verso l'arroccato paese di Montelaterone, a poche centinaia di metri si trova la Pieve di Santa Maria di Lamulas, forse il monumento più antico dell'Amiata; oggi solo alcune incisioni di tipo rurale sui capitelli e la statua di una Madonna in legno del 1400 (che qualcuno attribuisce a Jacopo della Quercia) testimoniano la lunga storia della Pieve. Una brevissima discesa a piedi porta alla "fonte diavoletta" con fresche acque sorgive.

CASTELDELPIANO, (altitudine mt. 632. Abitanti 4331), paese cresciuto nel secolo scorso con “moderno” assetto urbanistico, è posto sul versante occidentale dell'Amiata e al centro della parte più vecchia (con borgo ben conservato) ci sono le due chiese barocche della “Prepositura” (o dell’Opera) e della Madonna delle Grazie, affiancata al Palazzo Municipale.

VIVO D'ORCIA (altitudine mt. 870) è sorto nelle vicinanze delle sorgenti dell'acquedotto del Vivo, realizzato nel 1908, una delle prime opere di captazione sistematica delle acque dell'Amiata. A poche centinaia di metri dal paese c’è una chiesetta romanica del XIII secolo denominata l'Ermicciolo, con particolari decorazioni nella facciata e nell'abside.

CAMPIGLIA D'ORCIA (altitudine mt. 810) frazione di Castiglion d'Orcia, è un piccolo borgo medioevale pieno di vialetti e scalinate, con in cima la chiesa di San Biagio. Del castello Visconti rimangono invece solo rovine.

Nei dintorni visite interessanti:
verso est a RADICOFANI (altitudine mt. 814, bella rocca fortificata sull’altro lato della via Francigena rispetto ad Abbadia San Salvatore, luogo ricordato per il brigante Ghino di Tacco, citato da Dante e Boccaccio);
verso sud a ROCCALBEGNA (altitudine mt. 522 con la chiesa “pendente” di S.Pietro e Paolo e la “Pietra” un’alta roccia dalla quale si domina il paese) e TRIANA (altitudine mt. 767, poderoso castello tra Arcidosso ed Albegna);
verso nord a CASTIGLION D'ORCIA (altitudine mt. 540), che con la Rocca di Tentennano (che ospitò Santa Caterina da Siena) e il borgo medioevale di ROCCA D'ORCIA (su uno scosceso pendio e la vicina pieve di S.Simeone e San Sebastiano) costituiscono quasi un unico paese.




Chi siamo | Contattaci | Pubblicità

© 2011 Voiaganto tutti i diritti riservati - Trilud SpA in liq. - P.iva: 13059540156

Voiaganto, supplemento alla testata giornalistica NanoPress registrata presso il Tribunale di Milano n° 314/08

Condizioni di utilizzo di Voiaganto, Informativa sulla privacy Informativa cookie